Nel dittico ‘Distanze abissali’ assistiamo ad una sequenza di due frame consecutivi: un riquadro al centro della tela, incollato ai lati con scotch di carta, incornicia due mani che impugnano un’accendino. I soggetti sono immersi nell’acqua di una piscina e la fiamma che scaturisce dell’accendino incomincia lievemente a bruciare un lembo dello scotch.
Concettualmente è come trovarci di fronte ad un’autocombustione dell’immagine. Cosa significa bruciare un’immagine? Può trattarsi di un’accensione, in una prospettiva luminosa dove si getta luce sulle cose anziché corromperle. Oppure, in un’accezione negativa, leggiamo un rifiuto dell’immagine stessa, del suo statuto di finzione e immaterialità, un’immagine in cui non possiamo credere.
La ricerca dell’iperrealismo dell’elemento scotch – fedele come in un trompe-l’oeil – e la fiamma che ne brucia la superficie, vuole sottolineare proprio il fallimentare tentativo di avvicinarsi al vero, alla realtà.