On life

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L’opera di Diego Randazzo (1984) è costituita da 3 strisce che formano una moltitudine di piccole immagini a primo impatto distanti ma molto familiari. Avvicinandosi ci si mette comodi in un panorama conosciutissimo, quello di Instagram e del suo feed e, se si è tra quei 947.000 follower si capisce subito che si tratta del profilo dell’agenzia Ansa, c’est-à-dire la più importante agenzia d’informazione d’Italia con una produzione quotidiana di oltre 3.500 notizie, 60 video e più di 1.700 foto 24 ore su 24.

Basta forse questo dato a legare il lavoro di Randazzo a MIPS. Il titolo della mostra, infatti, prende in prestito dal mondo informatico la sigla dell’unità di misura con cui un computer processa le informazioni e invita a ragionare proprio sulla capacità umana di processare le informazioni, metabolizzarle e approfondirle. Le giornate dell’essere umano tipo sono riempite da una enorme produzione di notizie che vengono inscatolate in dei post e sintetizzate in immagini simboliche che diventano la notizia stessa; la realtà viene proposta preconfezionata e corredata di qualche parola di orientamento, che nell’opera di Randazzo viene addirittura eliminata rafforzando dunque l’idea di identificazione dell’immagine con la notizia stessa. L’unica scrittura rimasta è quella dei numeri, dei consensi, dei mipiace. L’infodemia è il virus più capillare della contemporaneità: è eticamente intollerabile l’idea dell’immagine di una guerra subito prima o dopo l’esito di una partita di calcio, eppure è divenuto la normalità. Il rischio è quello di diventare passivi e acritici, di non saper discernere più il giusto dal non giusto, il vero dal falso. Il pericolo, appunto, è quello di stare sempre sulla vita (on life) e mai dentro. In questo senso l’opera di Randazzo mette davanti ai tanti gradi di separazione tra chi guarda e il fatto: Realtà – notizia – post – disegno – istantanea del disegno – pellicola – io. Spesso il troppo caos camuffato dalla perfetta geometria confonde. Sarebbe importante insegnare la consapevolezza del mezzo senza demonizzarlo e non è forse un caso che chi lo conosce meno, le generazioni più adulte, si fida di più e ciecamente. È proprio su questo tema che Randazzo ha delle belle intuizioni: tra i post dell’Ansa spuntano alcune immagini-fake news: pezzi della quotidianità di Randazzo, momenti, cose, persone, oggetti, Silver (il suo cane) ma anche immagini create attraverso l’intelligenza artificiale Ai, uno stratagemma che contribuisce ad amplificare ancora di più la confusione tra ciò che reale e ciò che non lo è.

 Randazzo per questa versione di On Life ha voluto coinvolgere anche i curatori di MIPS e ha chiesto loro di inserire situazioni e riflessioni a partire dal proprio vissuto: ecco che nella griglia preimpostata compaiono, sul retro, grafie diverse, le penne tutte in bianco per stagliarsi sul nero del retro delle istantanee, chi scrive dritto e chi non ci è mai riuscito, chi aveva molto da dire o chi non aveva interesse. Il disordine che ne viene, tutto umano, non è quello di valori dato dall’accostamento casuale e senza ritegno, ma quello provocato dal fermarsi e riflettere, rimanendo, per una volta, su quella immagine, In life.

 Monica Di Matteo

 

 

On life / MIPS – Università Cattolica del Sacro Cuore. Disegni ad ecoline, pvc, trasparente, nylon, 243 istantanee Fuji Instax suddivise in tre elementi da 30x230x60 cm, c2022

 

 

 

 

 

 

 

Workshop con studenti dell’Unicat (Università del Sacro Cuore di Milano) che hanno realizzato l’installazione insieme all’artista.